{"id":767,"date":"2020-09-03T17:51:55","date_gmt":"2020-09-03T15:51:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.familylab-italy.it\/lab-family\/?page_id=767"},"modified":"2020-09-03T18:00:08","modified_gmt":"2020-09-03T16:00:08","slug":"un-angelo-alla-mia-tavola","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.familylab-italy.it\/lab-family\/familylabcounselling\/un-angelo-alla-mia-tavola\/","title":{"rendered":"&#8220;Un angelo alla mia tavola&#8221;"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><em><strong>Un angelo alla mia tavola, 1990, Jane Campion<\/strong><\/em><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><strong>Autenticit\u00e0 e scrittura, il percorso di conquista di se stessa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><em>&#8220;D&#8217;ora in ora pi\u00f9 selvatica. Lo so. <\/em><br \/>\n<em>Da tanti anni divorata, <\/em><br \/>\n<em>tagliata, ritagliata,i rami costretti a destra e a manca, <\/em><br \/>\n<em>mi slanciai, fiorendo, minuti fiori bianchi <\/em><br \/>\n<em>sopra gli steccati fisso in viso le persone <\/em><br \/>\n<em>Mi guardano le api, mi ha preso in manto il vento <\/em><br \/>\n<em>Forte e aspro \u00e8 il mio gusto, rigogliose le mie fronde. <\/em><br \/>\n<em>Si acciglia la gente, se vede che metto ancora una radice.&#8221; <\/em>(Janet Frame)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<!-- default-view.php -->\n<div\n\tclass=\"ngg-galleryoverview default-view \n\t ngg-ajax-pagination-none\t\"\n\tid=\"ngg-gallery-4c64a5e757bdcf619b874e282d26a1ad-1\">\n\n\t\t<!-- Thumbnails -->\n\t\t\t\t<div id=\"ngg-image-0\" class=\"ngg-gallery-thumbnail-box \n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\" \n\t\t\t>\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"ngg-gallery-thumbnail\">\n\t\t\t<a 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a casa.<br \/>\nL&#8217;infanzia di Janet \u00e8 contrassegnata subito dai lutti, dalla malattia del fratello e da quel manicomio, lontano ma non troppo, che vede da bambina.<br \/>\nSin da piccola Janet incontra un mondo adulto incapace di coglierne l\u2019originalit\u00e0 ed a scuola si scontra con una pedagogia che oggi faremmo rientrare in quella che viene definita \u201cpedagogia nera\u201d1.<br \/>\nLa vergogna e la paura nel sistema scolastico dell\u2019epoca venivano utilizzate per assoggettare i bambini ed insegnare loro l&#8217;obbedienza, come ben si vede in alcune scene del film, ad esempio alla scuola primaria quando impara che la \u201cverit\u00e0\u201d \u00e8 quella che gli adulti vogliono che sia e pi\u00f9 tardi al liceo riguardo al quale scrive: \u201cqualsiasi cosa rendesse il nostro aspetto diverso dalle altre era causa di sgomento e preoccupazione\u201d (Janet Frame,1999)2<br \/>\nQuell&#8217;obbedienza per\u00f2 finisce per diventare alienazione a noi stessi: &#8220;Se un piccolo obbedisce alla volont\u00e0 di un adulto potente automaticamente aliena alla propria &#8221; (Arno Gr\u00fcn , 2003).<\/p>\n<p>La finzione\/alienazione \u00e8 proprio lo strumento che Janet adotta: resta in silenzio oppure si adatta a quello che gli altri credono sia il meglio per lei. Qui \u00e8 chiaro il conflitto della piccola fra integrit\u00e0 e collaborazione di cui Juul parla nei suoi libri; egli ci ricorda che i bambini studiano gli adulti prima di esprimere i loro sentimenti oscillando continuamente fra la necessit\u00e0 di mantenere la propria integrit\u00e0 e la collaborazione con le figure di riferimento. In questo percorso per\u00f2, pur di ottenere approvazione ed amore, la condizione base della sopravvivenza di ciascun individuo, gli esseri umani sono disposti a sacrificare la propria integrit\u00e0 e rinunciare a loro stessi proprio come fa Janet. La protagonista del film lo fa sin da piccola e continua a farlo nel corso della sua vita scegliendo ad esempio la professione di maestra, la pi\u00f9 accettabile per una donna ma anche quella pi\u00f9 lontana dalle sue reali inclinazioni.<\/p>\n<p>Janet diventa infatti una pessima insegnante, incapace di accettare se stessa e per questo non in grado di stabilire una buona relazione con gli allievi finch\u00e8 un giorno l\u2019arrivo di un ispettore in classe per valutare i suoi metodi d\u2019insegnamento la terrorizza a tal punto che fugge e tenta il suicidio.<br \/>\nDopo questo episodio la donna abbandona l\u2019insegnamento e dichiara &#8220;io voglio fare la scrittrice &#8220;; per la prima volta quindi utilizza il suo linguaggio personale. Descrive cio\u00e8 con precisione i suoi desideri ed afferma la propria volont\u00e0, consapevole delle sue necessit\u00e0 e del fatto che non vuole fare la maestra. Il \u201cproblema\u201d \u00e8 che sebbene fin da bambini gli esseri umani siano capaci di riconoscere i propri bisogni e desideri essi dipendono dalla capacit\u00e0 e disponibilit\u00e0 di chi se ne occupa per riconoscere le loro competenze e il diritto di prendersi la responsabilit\u00e0 personale circa la propria vita. Ci\u00f2 significa che le persone con cui interagiamo da piccoli devono accogliere l\u2019altro come diverso da s\u00e9 ed accettare che si esprima con le proprie particolarit\u00e0; una cosa questa che nella vita della protagonista \u00e8 sempre mancata e continuer\u00e0 a mancare per molto tempo.<br \/>\nInfatti anche nel suo percorso universitario Janet, in cerca continua di conferme, subisce la fascinazione di un professore che ne scorge il talento ma che di fronte al malessere della donna ed al racconto che Janet fa del suo tentato suicidio la invita ad un breve ricovero volontario all\u2019ospedale di Dudin. La donna nuovamente accetta quello che gli altri dicono essere meglio per lei e comincia il suo calvario nell\u2019ospedale dove resta 8 anni subendo 200 elettroshock. Janet in realt\u00e0 comprende da subito di non essere come le schizofreniche che la circondano anche se \u00e8 quella sua diagnosi e vi si adatta.1<br \/>\nPer fortuna un riconoscimento per il suo primo romanzo e l\u2019arrivo di un nuovo direttore in ospedale fanno s\u00ec che Janet riesca ad uscire per ritornare a casa. Questo percorso per\u00f2 non sar\u00e0 per nulla facile per la donna segnata da un aborto che fa riaffiorare le sue angosce.<\/p>\n<p>Janet spaventata cercher\u00e0 ancora rifugio in una diagnosi medica per capire che cosa le stia succedendo e per trovare una risposta al proprio disagio. Lo psichiatra a cui si rivolge per\u00f2 questa volta le dice chiaramente che lei non \u00e8 schizofrenica e la invita ad utilizzare la scrittura, ma stavolta non per fuggire bens\u00ec per trovare se stessa &#8220;scriva di quel periodo, dell&#8217;ospedale e se qualcuno vuole che socializzi non lo faccia&#8221;.<br \/>\nJanet inizia cos\u00ec a scrivere un nuovo romanzo e intraprende un percorso di psicoterapia una volta la settimana ed ecco che di fronte alla richiesta del proprio agente di scrivere qualcosa \u201cdi pi\u00f9 facile\u201d, un best seller, la donna rifiuta:<br \/>\n&#8220;sapevo di avere gi\u00e0 recitato quella parte, a casa, da bambina, a scuola, all&#8217;universit\u00e0 : ligia alle regole, \u300ala buona\u300bliberata dal male, mai indotta in tentazione. Ma mentre allora gli elogi mi avevano dato una sensazione di dolciastro autocompiacimento, adesso mi davano poca soddisfazione, perch\u00e9 nell&#8217;aritmetica dei miei trentadue anni erano una sottrazione piuttosto che un&#8217;addizione alla stima che avevo di me stessa&#8221;2<br \/>\nAlla fine quindi la protagonista prende coscienza di s\u00e9 e questo le consente di \u201cavere la forza di dire s\u00ec o no quando \u00e8 adeguato e necessario alla nostra salute psichica ed al nostro benessere sociale\u201d (Juul,2012).<br \/>\nIl resto come si direbbe \u00e8 storia, Janet torna a casa ed \u00e8 l\u00ec che scrive, vive e poi muore ad 80 anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un angelo alla mia tavola, 1990, Jane Campion Autenticit\u00e0 e scrittura, il percorso di conquista di se stessa &#8220;D&#8217;ora in ora pi\u00f9 selvatica. Lo so. 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